Honduras

I fatti

Domenica 28 giugno un colpo di stato militare ha deposto il presidente Manuel Zelaya che è stato deportato in Costa Rica dopo essere stato prelevato nella sua sede istituzionale di Tegucigalpa. Arrivato a destinazione, sotto controllo militare, ha immediatamente dichiarato alla televisione Telesur che dietro il Golpe, nonostante le dichiarazioni ufficiali di condanna della Clinton e dello stesso Obama, c’è la mano del governo americano.

Le cause formali

Il colpo di stato è avvenuto sulla base di due delicate situazioni. La prima riguarda una lotta interna ai quadri dell’esercito. Zelaya ha sollevato dall’incarico il capo di stato maggiore delle forze armate Romeo Vasquez, la cui reintegrazione era stata richiesta dalla stessa corte suprema, che è stata alla base dell’arresto dello stesso Zelaya.

Solidarietà agli operai della Sabiem

Esprimiamo la nostra piena solidarietà agli operai della Sabiem che hanno rifiutato l’accordo sindacal-padronale.

L’intesa prevedeva per i 61 in mobilità un percorso di orientamento e formazione da parte di centri per l’impiego o agenzie interinali. In caso di rifiuto del percorso offerto i lavoratori riceveranno 10’000 euro, se non sarà trovato loro un lavoro 25’000 euro, se non accetteranno il lavoro che gli viene proposto… niente.

Una ronda fa primavera?

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Dopo le Ronde Padane, già peraltro proposte a metà anni ‘90, ora arrivano anche le Ronde Nere di ispirazione apertamente fascista, anche per il fatto che i promotori, come i fascisti delle origini, si dichiarano apolitici, apartitici ed aperti al contributo di tutti i cittadini.

Il fatto poi che gli appartenenti siano al 30% esponenti delle Forze dell’Ordine, ne è ulteriore conferma; un ulteriore elemento dovrebbe essere motivo di sospetto ed allarme per tutti i proletari ed i rivoluzionari in genere, cioè che il coordinatore nazionale delle ronde di tutti i colori è l’ex capo del Sisde Mario Mori .

Se poi aggiungiamo a ciò i saluti romani ostentati dal palco dai ministri in situazioni ufficiali (oltretutto!

Brunetta ha deciso: anche i lavoratori statali devono pagare la crisi

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Tra qualche mese, grazie al decreto legislativo di attuazione della riforma della pubblica amministrazione, in Italia assisteremo ad una “rivoluzione copernicana” [1]. Questo almeno è quanto ha annunciato il ministro della Pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta. Secondo il ministro la riforma sarà

uno strumento di felicità per i cittadini-utenti che potranno finalmente liberarsi della palla al piede di una burocrazia che non funziona

una riforma che

…riguarda lo stato, la sua capacità di funzionare, produrre risultati in termini di qualità in tutti i suoi ambiti, dalla scuola alla giustizia, dalla sanità all’università, dagli uffici comunali alle agenzie di questo o quel ministero.

Una riforma fatta per la felicità di tutti, anche di noi proletari, non dovremmo fare altro allora che ringraziare il signor ministro.

Si scrive Fiom, si legge Cgil

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Calma piatta o quasi (purtroppo) sul fronte operaio da Mirafiori a Pomigliano; in entrambe sono prossime le elezioni per le rsu e tutta l’azione militante è indirizzata in tal senso e, ovviamente, ogni minimo accenno di critica — neppure radicale — alla situazione attuale va a farsi benedire o viene fagocitato dalle necessità del circo elettorale.

La visita di Gheddafi a Roma

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Cavalieri e Profeti: le vostre catene non sono infrangibili!

“Una svolta epocale per i rapporti fra i nostri paesi!”: la borghesia non si stancherà mai di dire le solite frasi di circostanza, quando si parla di affari. Ma cosa sta succedendo? Lo si spiega, al solito, vedendo le cose per come sono concretamente.

Alla storiella che una lunga guerra trascinatasi per anni, come quella di Troia, sia dovuta a una “giovinetta presa prigioniera” come può crederci ancora qualcuno? E’ evidente che allora si trattava di controllare le rotte commerciali dello stretto del Bosforo. Come è evidente che oggi, non c’è stata una ricostruzione storica congiunta sui fatti accaduti durante l’occupazione italiana in Libia, bensì un più fruttuoso ed interessante scambio di favori economici e politici.

Gheddafi si presenta con un volto serioso, e con la voce profonda di un profeta, non a caso ama farsi chiamare Càid, ossia guida spirituale!

Tra i rottami della “sinistra radicale”

A proposito delle ultime elezioni europee

In un articolo apparso su Battaglia nell’aprile dell’anno scorso (Spacciatori di illusioni, BC 4 2008), a ridosso delle elezioni politiche che hanno portato al governo la banda Berlusconi, notavamo che una delle ricorrenti critiche che ci è sempre stata mossa dai militanti di base della cosiddetta “sinistra radicale” parlamentare, ossia quella di essere degli inguaribili settari, perdeva inevitabilmente la sua forza polemica, vista la presenza di ben cinque formazioni diverse che si richiamavano, per lo meno nel simbolo e nel nome, al comunismo (Rifondazione, PdCI, PCL, PdAC e Sinistra Critica).

A conclusione delle elezioni europee di quest’anno possiamo aggiungere che si sgretola anche un’altra delle accuse più gettonate nei nostri confronti da chi ha sempre praticato la via parlamentare al socialismo (si fa per dire), cioè quella di essere troppo astratti e dottrinari e poco concreti.

Nè Ahmadinejad nè Moussavi - Evviva la lotta di classe!

Abbiamo ricevuto il documento che segue da un coraggioso internazionalista iraniano. Ci pare di capire che il documento sia stato inviato a diverse organizzazioni della sinistra comunista internazionalista. Condividiamo appieno le sue posizioni, anche se avremmo voluto leggere qualcosa di più sulle questioni organizzative concrete, come le organizzazioni di classe esistenti e il bisogno di una organizzazione politica indipendente per la classe operaia. Speriamo che queste saranno affrontate in ulteriori documenti. — Bipr, 20 giugno 2009

Dopo il circo elettorale, Ahmadinejad è stato presentato come vincitore e questo ha portato a uno scontro politico e una crisi tra le bande borghesi. Il leader di una fazione, Moussavi, non ha accettato il risultato e ha sollevato un movimento di protesta in tutto il paese, che ha portato all’uccisione e al ferimento di diversi dimostranti.

L'Iran a un bivio?

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Scontri interborghesi e ricomposizione dei fronti imperialistici dietro la crisi iraniana

Mentre vengono stese queste note, a Tehran e in altre città iraniane sono in corso le manifestazioni e gli interventi brutali della polizia, fiancheggiata dai corpi paramilitari (i Basiji: una specie di milizia incorporata nei Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione); dunque è difficile prevedere con certezza quale piega prenderanno gli eventi. E’ certo, invece, che al di là delle parole d’ordine, degli slogan e delle intenzioni soggettive delle masse scese nelle strade, è in atto uno scontro durissimo tra opposte fazioni della borghesia iraniana, schierate dietro i candidati alla presidenza, anzi, per meglio dire, i due principali sfidanti alla corsa per la presidenza: Moussavi e Ahmadinejad, poi clamorosamente eletto.

E poi diranno che sono colpa del capitalismo anche i disastri aerei

Com’è purtroppo noto, il 1o giugno scorso è precipitato nell’oceano un Airbus della AirFrance in volo da Rio de Janeiro a Parigi provocando la morte di tutte le persone a bordo.

Scontri e massacri in Perù

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La lotta dei popoli amazzonici meriterebbe un partito di classe

Se mai un giorno i nativi americani dovessero presentare il conto dei soprusi subiti in oltre cinque secoli di storia da parte dei “bianchi”, cioè per conto e su istigazione delle classi dominanti dei “bianchi”, ci vorrà un calcolatore elettronico potentissimo.

È noto che la bramosia di oro e il fanatismo religioso prima, l’ossessione del profitto e il mito della civilizzazione borghese poi, hanno quasi sterminato le popolazioni amerinde, profondamente degradato le condizioni di vita dei sopravvissuti e gli originari rapporti sociali di tipo comunitario. L’aggressione non si è mai fermata, anzi, ha ripreso slancio negli ultimi decenni, sulla spinta del cosiddetto neoliberismo, tentativo borghese di contrastare o, meglio, di “risolvere” la crisi strutturale del capitalismo manifestatasi più di trent’anni fa.

30 anni di repubblica islamica in Iran: una lezione dalla storia

Gli scioperi contro lo Shah

Sono passati 30 anni dal trionfo dalla cosiddetta “rivoluzione islamica” di Khomeini in Iran. Diciamo “cosiddetta” in quanto per noi la sostituzione di un regime brutale (quello dello Shah) con un altro (quello dei mullah) non rappresenta una vera rivoluzione. Per un marxista, “rivoluzione” significa cambiamento politico radicale che trasferisce il potere da una classe sociale all’altra. Ciò può avvenire solo tramite l’introduzione e il consolidamento di un nuovo modo di produzione. L’Iran, come tutto il resto del mondo, era un paese capitalistico nel 1979. Poteva contare su un proletariato in crescita che era proporzionalmente più consistente del proletariato del 1917 in Russia. Furono proprio i lavoratori iraniani, guidati dai lavoratori nel campo del petrolio, a dare il via all’ondata di sciopero del 1977-78 che diede il colpo di grazia allo Shah.

Il Cremlino si prende la Opel, gli operai pagano il conto

Auto invendute
Auto invendute

Lo storico accordo tra la casa automobilistica tedesca Opel e il gigante austro-canadese della componentistica Magna è stato annunciato il 30 maggio, alla fine di una riunione durata più di 12 ore e conclusasi a notte fonda. Marchionne, amministratore delegato di Fiat, l’altro grande concorrente nella partita, ha dato sfogo alla frustrazione parlando di “una soap opera brasiliana”.

Paradossalmente, uno degli attori più discussi di questa vicenda è stato quello inaspettatamente assente, ossia il governo italiano, i cui rapporti con altre anime del capitalismo nostrano appaiono abbastanza lacerati.

Contestazioni al ministro Gelmini

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Un’altra conferma: un nuovo tentativo di quell’eversione che sta terrorizzando le istituzioni, e in particolare il Clown di Arcore, è stato messo in atto qualche giorno fa da un gruppo di terribili fiancheggiatori del terrorismo rosso: genitori e insegnanti che a Milano hanno contestato il ministro Gelmini, dopo l’approvazione della riforma dei licei da parte del Governo il 12 giugno scorso. Siamo alle solite, contestare un provvedimento governativo è degno del più profondo biasimo da parte non solo di chi governa ma, a detta loro, anche di ogni sincero democratico. E’ la stessa logica di un Berlusconi che, a ogni timido segno di disapprovazione da parte dell’opposizione, paventa trame eversive per destabilizzare la democrazia in Italia.

Il discorso di Obama

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La magniloquenza del presidente americano si è profusa nell’aula magna dell’Università del Cairo.

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