Mondializzazione capitalista
Per capire le fiammate di lotta proletaria che stanno attraversando il mondo — ai fini di un più efficace attacco al capitalismo — bisogna fare riferimento alla crisi generale di questo ciclo d’accumulazione del capitale, cominciata oltre 20 anni fa.
Cercando di contrastare questa crisi, il capitale ha fatto prevalere l’appropriazione parassitaria del plusvalore (cioè della ricchezza prodotta dai salariati e rapinata dai padroni, “pubblici” e privati), mediante l’accrescimento della sfera finanziaria e in particolare del capitale fittizio. Ma questa appropriazione parassitaria cade di nuovo sulla forza-lavoro, con una pressione crescente sui salari e sulle condizioni di lavoro in genere; infatti, dovendosi realizzare, mediante la produzione reale, sia il plusvalore sia la quota destinata alla rendita parassitaria, si fa sempre più intenso l’attacco alla classe operaia mondiale: disoccupazione inarrestabile, esplosione della precarietà in tutte le sue forme, supersfruttamento ovunque.
La globalizzazione dei mercati, voluta dai grandi centri del potere finanziario e resa possibile dalla rivoluzione delle telecomunicazioni, facendo di ogni mercato un segmento del mercato mondiale, ha inserito ogni paese, qualunque sia il suo grado di sviluppo, nel processo generale di formazione della rendita, per cui, indipendentemente dal paese in cui le crisi esplodono, esse sono sempre riconducibili alla più generale crisi del capitalismo, tant’è che tendono a interessare di volta in volta aree sempre più grandi e a estendersi su scala planetaria. La crisi indonesiana, per es., ha già superato i confini del continente asiatico e ora minaccia di allargarsi a macchia d’olio come raramente finora era accaduto. Nella crisi sono già pienamente coinvolte la Russia, seppure in misura minore, la Cina e il Giappone. Ma poiché dire Giappone significa dire Stati Uniti, tante sono le interconnessioni finanziarie ed economiche tra i due paesi, la crisi interessa l’intera economia mondiale.
La mondializzazione del capitale ha raggiunto una tale espansione da dare al proletariato mondiale un comune denominatore, tanto che a spingere gli operai indonesiani ad assaltare i supermercati e i minatori russi a occupare le ferrovie, sono le stesse identiche ragioni che spingono i disoccupati napoletani alla guerriglia urbana e i lavoratori della FORD americana a scioperare.
150 anni fa Marx ed Engels, lanciando la parola d’ordine Proletari di tutto il mondo Unitevi! non avrebbero mai immaginato che un giorno il capitalismo avrebbe creato condizioni così favorevoli al suo sviluppo. L’incredibile è che ad accorgersene sono solo sparute avanguardie, mentre anche chi a ogni piè sospinto si riempie la bocca di internazionalismo, continua a vivere esclusivamente del proprio passato.
Battaglia Comunista - 7
2001-07-01 - Luglio 2001
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