Ma quale salario minimo?
Lottiamo per il massimo — Abolizione del lavoro salariato
Invece del motto conservatore “un giusto salario per una giusta giornata di lavoro” i lavoratori devono iscrivere sulle loro bandiere lo slogan rivoluzionario “Abolizione del sistema salariato”.
K. Marx, Salario Prezzo e Pro fitto, 1865
Il salario minimo fu introdotto un Primo d’Aprile. Sembra un pesce d’Aprile ma chi di noi cerca disperatamente un salario qualunque per campare non ci trova nulla da ridere.
Sembra anche una grande conquista dei riformisti di tutti i tempi e di tutte le latitudini, ma essi non sono difensori della nostra classe. E lo hanno dimostrato ogni volta che sono arrivati al potere. E’ tutt’altro che una sorpresa vederli ora, direttamente e tramite i loro sindacati, contrattare al ribasso tutti i salari nel mentre stesso che tagliano le spese sociali, tutte le spese sociali. E infatti la povertà, quella ufficiale dettata dalle considerazioni statistiche, è in aumento ovunque.
Il capitalismo mondiale è in crisi
La ragione principale per la quale i livelli salariali sono in discesa è perché il sistema capitalista mondiale attraversa una profonda crisi.
Dalla fine del boom del dopoguerra, nei primi anni 70 i padroni e il loro personale politico non hanno trovato una soluzione ad essa. Non possono evitare che grandi parti del mondo sprofondino nel collasso economico come hanno fatto le famose Tigri asiatiche. Non possono evitare la fame e la miseria in Korea né in Africa. Di fatto, l’unica garanzia che essi danno è che vada aumentando la parte della popolazione mondiale che vive ai margini dell’esistenza, come già vive un terzo dell’umanità. E l’unica soluzione che presentano è la guerra, come abbiamo visto in Irak e stiamo vedendo in Yugoslavia. Il capitalismo va male e i D’Alema, i Blairs, i Jospin non possono far nulla se non lamentarsi con noi lavoratori e far pagare tutto a noi. Dobbiamo lottare insieme, uniti contro tutti i loro attacchi. Questo è ovvio. Ma non dobbiamo farci imbrogliare che questo possa essere fat-to attraverso il parlamento dei capitalisti. Né possiamo aspettarci che i sindacati ci difendano.
I sindacati difendono il capitale non i lavoratori
I sindacati una volta erano organizzazioni degli operai. Ma anche i sindacati si limitavano a cercare di contrattare migliori prezzi e migliori condizioni di vendita della forza lavoro. Come diceva Marx:
[i sindacati] generalmente sbagliano, limitandosi a una guerriglia contro gli effetti del sistema esistente, invece di cercare di cambiarlo, invece di usare le loro forze organizzate come una leva per l’emancipazione finale della classe operaia cioè per la definitiva abolizione del sistema del lavoro salariato.
K. Marx, Salario, prezzo e profitto, 1865
Oggi l’abolizione del sistema salariato è l’unico obiettivo realistico che i lavoratori possano avere.
E’ da trenta anni che il capitalismo mondiale è in una crisi, la più lunga che abbia mai fronteggiato. Questo capitalismo è più centralizzato che mai nelle mani di una borghesia finanziaria. Non c’è modo che possiamo combatterla sezione di classe per sezione di classe e neppure paese per paese.
Tutto ciò che loro fanno è spostare gli investimenti da un’area dove i lavoratori lottano, a un’altra dove non lottano. Una volta che la disoccupazione abbia distrutto la volontà di lotta dei lavoratori, i capitalisti ritornano con i loro investimenti. Il modo in cui i sindacati ci dividono aiuta di fatto lo stato capitalista (conosciamo tutti quei sindacalisti che parlano di rivendicazioni… “che il sistema paese possa affrontare”. I sindacati non sostengono neppure le rivendicazioni che sorgono dai loro ranghi. Ne sanno qualcosa i portuali inglesi di Liverpool, come le migliaia di lavoratori italiani che si sono visti firmare sotto il naso e contro il loro voto contratti che erano veri e propri regali ai padroni.
Se e quando i lavoratori dovranno riprendere una lotta reale di difesa, dovremo di niovo imparare a organizzarci da soli.
Organizzazione politica internazionale cercasi
Soprattutto dobbiamo organizzarci politicamente non solo in Italia o in Gran Bretagna o in Francia ma a scala internazionale
Noi oggi nel Bureau Internazionale per il partito Rivoluzionario stiamo costruendo una organizzazione politica internazionale che faccia i conti con le lezioni degli errori e dei fallimenti passati del movimento operaio in modo da poterci meglio difendere in futuro. Questo non significa lottare per un salario orario minimo di 8, 10 o venti mila lire ma significa lavorare internazionalmente per l’abolizione del sistema del lavoro salariato.
La nostra lotta è per un mondo dove ciascuno possa lavorare o possa comunque vivere dignitosamente se lavorare non può; un mondo dove lavorare significhi dare un utile contributo alla soddisfazione dei reali bisogni umani (e non produrre armi o merci inutili). Sarà un mondo diretto e controllato dai lavoratori stessi; un mondo in cui la partecipazione sia reale e permanente, non attraverso una croce su una scheda elettorale ogni quattro o cinque anni. L’alternativa è il veloce declino del sistema capitalista in una nuova barbarie.
Abbiamo davvero un mondo da riguadagnare! Lotta con noi!
Battaglia Comunista - 7
2001-07-01 - Luglio 2001
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