A cinquanta anni dalla rivolta ungherese
1956-2006: i bilanci della storia non quadrano
Il 23 ottobre scorso ricorreva il cinquantesimo anniversario della rivolta d’Ungheria (vedi Prometeo 13, VI serie). Alla sera del 23/10/1956 la polizia politica aprì il fuoco su una delegazione di dimostranti che, davanti alla radio, richiedeva che venissero rese pubbliche le loro rivendicazioni. La rivolta esplose e si generalizzò. I carri armati russi attaccarono. Il 25 venne costituito il “Consiglio Centrale Rivoluzionario dei Lavoratori e degli Studenti”. Il 30 i carri armati russi furono costretti a ritirarsi da Budapest.
Fu il 4 novembre che nuove truppe sovietiche sferrarono l’attacco finale: 25.000 carri armati furono lanciati per tutta l’Ungheria, 6.000 su Budapest. Vi furono 20.000 morti, decine di migliaia di feriti e arresti. L’occidente stette a guardare:il mondo era diviso tra patto di Varsavia (URSS) e NATO (USA). E nella propria sfera di influenza ognuno poteva fare ciò che voleva.
Togliatti con tutta la dirigenza del PCI si schierò a favore dell’invasione considerando sugli insorti (un paese intero!) un branco di fascisti. I pochi intellettuali di sinistra che dissentirono, insieme con la CGIL di Di Vittorio, si guardarono bene di non andare oltre la disapprovazione formale, che lava la coscienza e consente di tirare avanti come se nulla fosse accaduto e quella carneficina seppure terribile era, stando ai trattati internazionali, legittima.
A cinquant’anni di distanza va invece in scena una patetica farsa in cui tutti fanno a gara nell’esaltare gli eroi di quella rivoluzione nazionale e democratica (Bertinotti) primo segnale del futuro crollo del 1989. In realtà quella fu una sollevazione proletaria che dimostrò ancora una volta come non ci siano alternative: o la schiavitù del capitale o il potere proletario.
Bertinotti, Napolitano, D’Alema, tutti stalinisti riciclati i cui padri politici (mai rinnegati) si sono resi direttamente responsabili di quel massacro. Basti citare l’E.Berlinguer nazionale che nella direzione del PCI del 30/10/1956 si schierò a favore delle “giuste posizioni prese nei giorni scorsi e non accettate da tutto il partito”.
Nel Frattempo l’Ungheria attuale è allo sfascio e la celebrazione si è tenuta in una Piazza Kossuth deserta. Da più di un mese continuano scontri di strada condotti da una popolazione esasperata dal continuo peggioramento delle proprie condizioni di vita. Purtroppo, in assenza di un punto di riferimento di classe, questo malcontento è in gran parte strumentalizzato dalla destra nazionalistica e populista oggi all’opposizione.
Oggi, come cinquant’anni fa, il proletariato è ancora capace di reagire laddove le sue condizioni vengono spinte, dalle esigenze di valorizzazione del capitale, al di sotto della soglia della sopravvivenza. E’ quello che conferma la rivolta delle Banlieu scoppiata il 27 ottobre di un anno fa (un’altra ricorrenza) e le cui ragioni sono tutt’altro che rimosse; è quello che che conferma la rivolta argentina dopo il crollo economico del dicembre 2001. Ma come 50 anni fa in assenza di un partito rivoluzionario anche la più determinata della rivolte mai trascresce fino a trasformarsi in rivoluzione sociale.
LotusBattaglia Comunista - 1
2007-01-01 - Gennaio 2007
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