Tutti i capitalismi sono uguali ?
Quando penso ai popoli dell’europa dell’est che lamentano, assieme alla perdita del lavoro, garantito dal capitalismo di stato, la negazione del diritto alla casa (la speculazione immobiliare ha spinto in alto i costi, rendendo spesso inaccessibili l’acquisto e l’affitto di una casa) e finanche quello a non patire la fame (oggi in quei Paesi per sfamarsi spesso ci si prostituisce o si ruba) mi chiedo se tutti i capitalismi si possano mettere su un piano di parità oppure se debbano esistere dovuti distinguo.
E se avessero ragione i trotzkisti parlando di Stati operai deformati ?.
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Comments
La crisi del terzo ciclo di
La crisi del terzo ciclo di accumulazione capitalistica, apertasi all’inizio degli anni ‘70 e suggellata dalla rottura dei trattati di Bretton Woods, ha colpito duro fin da subito affondando prima i cosiddetti “peasi in via di sviluppo” (terzo mondo), poi i paesi del blocco “socialista” (secondo mondo) e si appresta ora a devastare il mondo occidentale (primo mondo). I peasi del blocco stalinista hanno garantito il lavoro e lo stato sociale finché il loro capitalismo glielo permetteva, poi, di fronte alla crisi, fine della festa. Anche da noi lo stato borghese, finché ha potuto, ci ha dato le briciole per farci stare buoni e favorire la domanda interna, poi basta: via la scala mobile, via l’equo canone, via lo stato sociale, giù il potere d’acquisto dei salari, avanti con la precarietà, ecc… Lo “stato operaio degenerato” non c’entra proprio niente: là, come da noi, era ed è l’economia capitalistica e la lotta di classe a dettare le regole del gioco, non certo la verniciatura ideologica che i politicanti danno al sistema che li ingrassa. Il semi-stato operaio dovrà appunto spazzare via tutto questo.
Sarebbe corretto sostenere
Sarebbe corretto sostenere che un regime a capitalismo di stato porti con sè i germi della propria distruzione e trasformazione in uno Stato liberalcapitalista ?.
Io credo di no: il
Io credo di no: il capitalismo ricorre al liberismo piuttosto che all’intervento dello stato a seconda della fase di ciclo che sta attraversando. Ora, ad esempio, sotto l’urto della crisi devastante, gli economisti borghesi riscoprono Keynes dopo anni di liberismo sfrenato. Il capitalismo porta con sé i germi della crisi irreversibile determinata dalla caduta del saggio del profitto, sempre e comunque. Indipendentemente dalla “veste” — lberista o di stato — che porta addosso.
non siamo noi che SCEGLIAMO
non siamo noi che SCEGLIAMO un tipo di capitalismo piuttosto che un altro. Sono le fasi storiche differentie le situazioni specifiche che ne impongono uno o l’altro.
Da intendersi sempre come politiche della classe dominante per la conservazione/rafforzamento del suo potere di classe.
i comunisti sono x l’abbattimento di quanto sopra, non a tifare x l’uno o l’altro.