Biennio rosso cinese 1925-27

Per Trotsky la rivoluzione cinese del 1925-27 fu l’evento più grandioso dopo l’Ottobre. È doveroso quindi oggi sottolinearne gli aspetti di attualità politica, dato che essa anticipò di 10 anni l’esperienza spagnola — senza che la lezione ricevuta dal proletariato cinese fosse stata recepita — e che per molti rivoluzionari d’oggi la Cina ha iniziato ad “esistere†capitalisticamente al massimo negli ultimi 30 anni.

Marcia di lavoratori e comunisti a Shanghai - 1927
Marcia di lavoratori e comunisti a Shanghai — 1927

1911: Crolla la millenaria impalcatura politica rappresentata dal semi-dio Imperatore della dinastia Manciù dopo alcuni decenni di penetrazione capitalistica per opera delle principali potenze, le quali ne avevano minato le basi economiche feudali grazie al sistema delle Concessioni Extra-Territoriali.

Cosa si nasconde dietro la scalata cinese

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Nel corso dell’ultimo Plenum del Comitato centrale del Partito comunista cinese, incardinatosi sulle teorie gemelle dello “sviluppo scientifico†e della “società armoniosaâ€, si sono evidenziate ancor di più le linee-guida degli esponenti della Quinta Generazione a capo della quale troviamo Xi Jinping, rappresentante organico di quella elite oligarchica della quale fanno parte i cosiddetti “principiniâ€, ovvero quella classe di imprenditori rampanti, per lo più figli degli alti quadri dello stato e del partito, che operano in settori cruciali come la finanza, il commercio estero, le infrastrutture, le assicurazioni, l’immobiliare e l’edilizia. Tutto ciò consente di definire meglio la natura e gli obiettivi di un partito che, non preoccupandosi affatto di sfidare il senso del ridicolo, continua a definirsi comunista. Basterebbe la considerazione che un terzo dei 500 ultraricchi cinesi è iscritto al Pc per dare ulteriore risalto a questa mistificazione.

Il controllo del territorio affidato ai militari

Un provvedimento per prevenire ogni opposizione di classe

Soldati americani pattugliano Baghdad
Soldati americani pattugliano Baghdad

Con la maggioranza che si ritrova in parlamento il cavaliere Berlusconi può fare ampiamente sfoggio di piglio decisionista come si conviene a statisti che anche in passato hanno fatto le fortune dell’Italia col loro mento volitivo o col loro sguardo aquilino.

I provvedimenti che fanno “vibrare†tanti di compiacimento vengono sfornati a ritmo da catena di montaggio: militarizzazione delle città, impronte digitali per i bambini Rom, provvedimenti di espulsione per i clandestini e — della serie: non si sa mai — quelli “ad personamâ€.

Le guerre contro i lavavetri e i mendicanti che tanto avevano entusiasmato i vari Dominici, Cioni, Chiamparino e Cofferati sono solo uno sbiadito ricordo.

Contro la riforma della scuola in Cile

Continuano nel paese sud-americano le proteste di studenti e insegnanti

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L’ultima manifestazione è del 26 giugno, ennesimo anello di una lunga catena di eventi che si protrae da più di due mesi. Il governo ha adottato la linea dura, con più di 700 arresti tra i dimostranti, molti dei quali minorenni. Nonostante questo, gli studenti delle scuole superiori e delle università hanno continuato ad organizzare blocchi delle arterie stradali principali, occupazioni di scuole in tutto il paese, e persino delle sedi principali dei partiti di sinistra, al governo, PRSD e PS.

La causa scatenante delle proteste è la nuova LGE (Ley General de Educación), una riforma che sostituisce la LOCE (Ley Orgánica Constitucional de Educación), retaggio risalente agli ultimi mesi del governo di Pinochet.

Dalla Romania un esempio per tutti i lavoratori

La lotta degli operai della Dacia conferma alcuni punti fermi del marxismo

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I fatti in sintesi; a causa del rapido rialzo dei prezzi avvenuto in seguito all’ingresso della Romania nella UE a gennaio 2007 i lavoratori metalmeccanici della Dacia-Peugeot iniziano in autunno una serie di agitazioni compatte per il recupero del potere d’acquisto dei loro salari.

Fine delle otto ore? La nuova direttiva europea sull'orario di lavoro

Al peggio non c’è mai fine, recita un vecchio detto. Ora, benché non siamo usi a prendere per oro colato il cosiddetto buon senso dei proverbi, c’è da dire che i borghesi ce la stanno mettendo tutta per dare credibilità alla “saggezza popolareâ€. Non passa giorno che padroni e politicanti (spesso coincidenti) non tirino fuori dal cilindro una legge o un progetto di legge volto a peggiorare le nostre condizioni di esistenza.

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E mentre noi, il proletariato, continuiamo sostanzialmente a non reagire o, quando va bene, a reagire sporadicamente e in ordine sparso, la borghesia ci sta dando una bella lezione su che cosa significhi concretamente solidarietà di classe, perché se c’è da bastonare il mondo del lavoro salariato trova sempre, nella sostanza, un accordo e procede come un carro armato, indipendentemente dalle divisioni nazionali.

Inflazione o speculazione, questo è il dilemma del governo Berlusconi!

E nel dubbio Tremonti inchioda salari, stipendi e pensioni

Da gennaio a oggi il prezzo del petrolio è cresciuto di oltre il 51 per cento in dollari di oltre il 43 per cento in euro, quello del grano di oltre il 50, del riso di circa il 100 per cento. A livello europeo, la Bundesbank prevede che nel 2008 i prezzi al consumo cresceranno di almeno il tre cento. In Italia intanto ha già raggiunto il 3,8 per cento, il livello più alto da dodici a questa parte. Si tratta di un dato che non dà però l’esatta dimensione dell’impatto reale che questi aumenti hanno avuto sui salari, le pensioni e gli stipendi.

Sud: l’emigrazione senza fine

Ogni anno in 270 mila lasciano il Meridione

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Forse non è un caso che all’interno di molti paesi della metropoli capitalista vi siano forti squilibri fra regione e regione e che tali disparità, nonostante durino da molto tempo, non siano mai state risolte. Forse che tale ineguale sviluppo è voluto, cercato, utilissimo al rafforzamento dei capitalismi nazionali?

Da questo punto di vista il caso italiano è eclatante e peculiare.

Condizioni e lotte operaie nel mondo

Germania

Ottocento dipendenti dello stabilimento automobilistico Daimler, il più grande di tutta la Germania, il 18 giugno scorso sono scesi in sciopero per difendere l’attuale sistema di pre-pensionamento. I lavoratori, in maggioranza impiegati alle presse, sono estremamente preoccupati per la fine, programmata per il 2009, dei sussidi pubblici ai prepensionamenti. Se da un lato si è trattato di un’azione limitata a solo due ore e diretta dal sindacato IG Metall dall’altro questo sciopero ha messo in luce uno dei principali elemento di conflitto dell’attuale fase: la crisi del sistema di Welfare nato dopo la seconda guerra mondiale.

Di nuovo il nucleare? No, grazie

Sintonie trasversali e padronali sull’energia

Centrale nucleare di Krsko (Slovenia), teatro di un incidente il 4 giugno 2008
Centrale nucleare di Krsko (Slovenia), teatro di un incidente il 4 giugno 2008

Inutile negarlo, la sicurezza è un problema reale e non una montatura propagandistica. Il punto, però, è che l’insicurezza non ha niente a che vedere con gli “straccioni†che sbarcano, più morti che vivi, a Lampedusa o vivono nelle vergognose baraccopoli delle periferie metropolitane. No, i creatori di questa situazione vestono abiti firmati, guidano aziende dai fatturati multimilionari, siedono in parlamento e in tutti i posti che contano.

REDI S.p.a. - Una fabbrica di veleno

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di un lavoratore del bolognese, che descrive in particolare i rischi legati alla produzione del PVC

Sono un ex dipendente di una fabbrica di veleno, anzi per l’esattezza sono un ex dipendente di una agenzia interinale che somministra forza lavoro alle aziende che non vogliono assumere direttamente i propri operai (troppi costi e troppe grane), tra le quali c’è pure l’azienda per cui ho lavorato io. La REDI S.p.a. (fabbrica chimica con sede nella provincia bolognese), a cui ho prestato la mia manodopera per un anno e mezzo senza mai essere assunto direttamente, nemmeno a tempo determinato, dall’azienda stessa.

Abbiamo già detto mille volte della sciagura della precarietà che rende sempre più ricattabile e divisa tutta la classe operaia……e sempre più oscuro il futuro di tutti i lavoratori.

Fiat di Pomigliano: una lotta operaia censurata

Assemblea pubblica a Bologna, sabato 21 giugno, ore 17:00

Circolo Iqbal masih — via della barca 24/3 — autobus 14

A metà aprile, in pieno clima elettorale, 316 operai della Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli) vengono, di fatto, esternalizzati e trasferiti nel nuovo stabilimento di Nola.

Ma i 316, insieme agli altri operai dello stabilimento non ci stanno e bloccano per 2 giorni l’entrata e l’uscita merci!

La reazione padronale e’ immediata e feroce.

Ripetute cariche della polizia per rimuovere i blocchi operai, ed elicotteri per tirare fuori le merci intrappolate dai blocchi.

Obama e lo spettacolo del circo elettorale

I presidenti cambiano ma la guerra continua

Negli Stati Uniti, la sinistra del capitale critica il regime Bush e il suo rabbioso militarismo per spingere la popolazione a mobilitarsi dietro una voce più duttile dell’imperialismo americano. Ma Barack Obama non è altro che un ornamento di ricambio sul cofano della macchina del capitalismo americano, uno che è molto più pulitoe presentabile per la classe capitalista rispetto all’attuale ospite della Casa Bianca, i cui soli crediti per entrare nella vita politica erano quelli di possedere una squadra di baseball e avere numerosi e forti legami con i suoi compari borghesi.

La posizione a favore della guerra del Partito Democratico è storicamente innegabile. Come innegabilmente è quella di Obama, con i suoi voti a favore di massicce spese belliche, sia per la guerra in Iraq che per la più fumosa “Guerra al terrorismoâ€.

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