Le architetture politiche in Asia al tempo della crisi

Nel primo squadernarsi degli effetti della crisi finanziaria, in Asia appaiono segnali di contradditorie ipotesi di ridefinizione delle relazioni interimperialistiche. Nella tre giorni giapponese del Primo Ministro indiano Manmohan Singh, dal 21 al 23 ottobre scorsi, l’Elefante e il Sol Levante hanno raggiunto un accordo strategico che la stampa borghese non ha esitato a definire storico. La dichiarazione congiunta firmata da Singh e dal neopremier nipponico Aso apre a una relazione privilegiata nella cooperazione in materia di sicurezza e difesa.

Per il Giappone i precedenti sono soltanto il Trattato con gli Usa, che seguiva la seconda carneficina imperialista mondiale, e il più recente accordo con l’Australia dello scorso anno.

1908 - Il processo ai sindacalisti parmensi

Giugno 1908 - Attacco dei carabinieri alla Camera del Lavoro di Parma
Giugno 1908 — Attacco dei carabinieri alla Camera del Lavoro di Parma

Una storia di 100 anni fa, ma interessante ai fini degli insegnamenti che ci tramanda.

Era il periodo in cui in opposizione alla “moderatezza†rivendicativa della CGL, al gradualismo e collaborazionismo politico del P.S.I molti lavoratori aderivano alle idee ed alle pratiche dell’anarco-sindacalismo.

Sui coordinamenti operai

Da Battaglia comunista n, 12 — settembre 1977

I Coordinamenti operai che qua e là sorgono come tentativo della base operaia di dare un seguito a particolari episodi di lotta al di fuori e talvolta contro i sindacati, sono — il più delle volte — il prodotto della volontà di alcune frange della sinistra extraparlamentare del 1968 (e di Lotta continua in particolare) che pur tentando di reagire al trionfante socialdemocraticismo della politica sindacale e picista, rifiutano il necessario travaglio teorico e politico attraverso il quale, solo, è possibile uscire dalla attuale fase di “impasse” del movimento operaio, che non sa dare una ragione alla lotta fuori e contro i piani di ristrutturazione e di conversione dei padroni e del sindacato.

A 45 anni dal Vajont

Una delle questioni principali che il modello di sviluppo capitalistico pone all’ordine del giorno è il rapporto tra progresso e distruzione ambientale: in questo sistema economico non esiste un progresso svincolato dal profitto e spesso il primo non è funzionale a un armonia tra uomo e natura ma alla contrapposizione di questi 2 elementi.

Alle mille opere mastodontiche che ogni governo mette populisticamente in atto, e che sono allo stesso tempo strumenti di consenso e fonti di speculazione, quale giustificazione migliore del creare nuovi posti di lavoro?

Congo - Teatro di una guerra senza quartiere tra potenze globali

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Torna ad infiammarsi il conflitto nella tormentata regione tra Congo e Ruanda, testimone a più riprese di ondate di profughi nelle diverse direzioni e veri e propri genocidi, che vive la sfortuna di possedere ingenti risorse minerarie di interesse strategico. Ma oggi la bramosia delle capitali globali dell’imperialismo si scatena in maniera ancora più rabbiosa a causa della profonda crisi di accumulazione, che da un lato spinge disperatamente verso la finanziarizzazione, e dall’altro alla conquista di rendite parassitarie e all’appropriazione di risorse, da sfruttare ben al di là della cosiddetta “sostenibilitàâ€.

È soprattutto per questo che la regione non riesce a trovare una sua tranquillità, nemmeno relativa e precaria, ormai da decenni.

La vera insicurezza è il capitalismo

Lavoratori, italiani e immigrati: stessa classe, stessa lotta!

Volantino per la manifestazione del 29-11-2008 contro il razzismo e la Carta di Parma

La destra perde il pelo ma non il vizio. Appena ritornata al governo, ha intensificato un’incredibile campagna contro il “diverso†(zingaro, immigrato, clandestino…) accompagnata da un pacchetto legislativo per la cosiddetta sicurezza che non ha precedenti. Il dilagare di sentimenti e comportamenti razzisti è stato per altro agevolato da un centro-sinistra che, per molti aspetti, ha anticipato i fascistoidi provvedimenti governativi.

Pelo e vizio a parte, questa campagna ha un’evidente ragione, quella di creare un clima di paura che faccia passare in secondo piano ciò che i proletari dovrebbero effettivamente temere: la crisi, la precarietà del lavoro, la disoccupazione, i salari da fame, l’inflazione e l’incertezza per il futuro.

Il governo sta agendo in termini preventivi sul terreno sociale.

In Italia si prepara una stagione di lacrime e sangue per il mondo del lavoro

La crisi ha distrutto migliaia di miliardi di capitale fittizio, ora distruggerà le condizioni di vita di milioni di proletari

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Gli stessi analisti borghesi ci hanno spiegato per filo e per segno la dinamica dell’attuale crisi finanziaria.

Molti di questi si sono convinti a tornare sui loro passi neoliberisti invocando a gran voce l’intervento dello Stato per salvare baracca e burattini. Non potevano però constatare la cosa più importante: che questa crisi non rappresenta soltanto il fallimento del neo liberismo, ma che è la crisi del capitalismo giunto al culmine del suo processo di accumulazione.

Sugli scontri di Piazza Navona

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Cossiga ha detto: se io fossi ministro degli Interni infiltrerei il movimento studentesco con dei provocatori, causerei degli incidenti e poi, forte dell’appoggio dell’opinione pubblica, scatenerei una durissima repressione.

Oltre a notare di sfuggita che l’opinione pubblica in questione è talmente arretrata da ingoiare più o meno senza reagire l’aggressività e l’arroganza di questo macellaio della borghesia, constatiamo che per il momento il governo non ha avuto bisogno di mandare dei provocatori all’interno dell’“Onda anomala†studentesca, poiché questi, almeno in alcune città come Roma, ci sono già e sono i fascisti del “Blocco studentescoâ€, facenti parte di un gruppo politico — Casa Pound — fuoriuscito alcuni mesi fa da Fiamma Tricolore.

Viva la lotta “selvaggia†dei lavoratori Alitalia!!

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Vogliamo solo il miglior capitale umano al minor prezzo possibile.

Così Sabelli, il manager CAI, ha sinteticamente ma chiaramente espresso il punto di vista aziendale alla folta delegazione sindacale nei giorni scorsi.

I padroni hanno l’unico pregio di parlare poco ma chiaro; i cosiddetti rappresentanti dei lavoratori invece si baloccano in interminabili discussioni su piani aziendali, esuberi, scorpori, good e bad company, quote di interinali, part-time facendo così perdere di vista alla massa dei lavoratori il nocciolo del problema.

Che nello specifico sarebbe la perdita del posto di lavoro (magari dilazionata nel tempo come lo è una cassa-integrazione in tempi come questi) per circa la metà dei lavoratori interessati, cioè 12 mila sui 24 mila (incluse le aziende satelliti tipo AirOne).

Quindi i lavoratori decidono di scendere in campo in prima persona e convocano in 3-400 un’assemblea da cui esce un **Comitato di lotta e

Vince Obama e avanza la crisi

Non ci sono margini per le promesse elettorali se non attaccando il proletariato

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Confermando le previsioni della vigilia Barak Obama è diventato il 44o presidente degli Stati Uniti. Una vittoria, quella del candidato democratico, che è andata oltre i più ottimistici sondaggi preelettorali.

Henryk Grossmann: Il capitale finanziario

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Da Henryk Grossmann, La legge dell’accumulazione e del crollo del sistema capitalistico, Leipzig 1929 — 2.14; 3.II.3.a,b,d.

Il vecchio capitalismo, il capitalismo della libera concorrenza, con la borsa suo regolatore indispensabile, se ne va a gambe all’aria, soppiantato da un nuovo capitalismo, nel suo stadio imperialistico, che presenta tutti i segni di un fenomeno di transizione, una miscela di libera concorrenza e di monopolio. L’ultima parola dello sviluppo del sistema bancario è sempre il monopolio. Nell’intimo nesso tra le banche e l’industria appare, nel modo più evidente, la nuova funzione delle banche. Allo stesso tempo si sviluppa, per così dire, un’unione personale della banca con le maggiori imprese industriali e commerciali, una loro fusione mediante il possesso di azioni o l’entrata dei direttori di banche nei consigli d’amministrazione delle imprese e viceversa.

Contro la riforma, contro il capitale

Il violentissimo attacco che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca ha sferrato — su dettame del Ministero dell’Economia e della Finanza — contro il sistema pubblico di istruzione può essere riassunto in tre parole, tanto care alla Gelmini:

“Razionalizzareâ€, “semplificareâ€, “essenzializzareâ€.

Queste parole possono essere spiegate in poche, significative, cifre.

Uno tsunami sociale si abbatte sulla scuola

Le “riforme†espressione della crisi del capitale

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Forse è proprio vero che l’unica realtà ammessa è quella — falsa — che ci viene propinata dalle televisioni, tanto che nessuno si stupisce più se scadenti spettacoli televisivi, dove tutto è preordinato, vengono chiamati “realityâ€. Se è così, perché non credere allora anche alle dichiarazioni della ministra Gelmini, quando, poco prima dell’inizio dell’anno scolastico, annunciando misure volte a scardinare il sistema dell’istruzione, ha candidamente dichiarato che “faremo una scuola migliore con meno soldiâ€? Forse, crede di essere la fatina buona, fatto sta che solo nelle favole o nelle truffe ben congegnate accadono simili meraviglie. Infatti, la realtà è ben diversa.

I provvedimenti sulla scuola, benché si inseriscano nel solco tracciato dai precedenti governi – nessuno escluso – costituiscono un salto di qualità, sia per intensità che per estensione.

Per un’altra scuola, per un altro mondo

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In ogni società divisa in classi, la classe dominante ha sempre negato a quelle sottomesse e sfruttate il diritto all’istruzione e, quando lo ha concesso, lo ha fatto soltanto perché ciò corrispondeva ai suoi interessi.

Negli anni ’60, quando la crescita della grande industria e dei consumi di massa l’hanno reso necessario, l’accesso all’istruzione è stato facilitato e la scuola pubblica aperta anche ai figli dei lavoratori (scuola media unificata, liberalizzazione degli accessi universitari, presalario, basse tasse scolastiche ecc.). Naturalmente, il sistema capitalistico ha adottato questi indirizzi di politica scolastica anche sospinto dalle lotte espresse dalla classe operaia e dai ampi settori ribelli della piccola borghesia.

Contro la Legge 133, per estendere la lotta!

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Il mondo universitario è in subbuglio. Finalmente! — diciamo — dopo tanti anni di torpore e tante riforme che ne hanno progressivamente accentuato il carattere classista. Le proteste, in forme diverse, si stanno moltiplicando in tutta la penisola. Mentre il governo si sforza di ostentare sicurezza, dietro la facciata si intravede chiaramente l’agitazione per una situazione che può sfuggire di mano. Se Sacconi, in una uscita a effetto boomerang ha parlato di pochi “presuntuosiâ€, Berlusconi ha dichiarato che le occupazioni “sono una violenza†e che avrebbe “convocato Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell’ordineâ€. E mentre tutti possiamo prepararci alle italiche piazze Tienanmen prossime venture, gli studenti milanesi, che tentavano di occupare la stazione Cadorna, hanno già preso le prime manganellate.

Pomigliano: la Fiom denuncia otto operai, la Fiat ringrazia e li licenzia

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Il 14 Febbraio 2006 i circa duemila lavoratori radunati, in assemblea sindacale, nel piazzale della FIAT auto di Pomigliano esprimono il loro malcontento verso l’ennesimo contratto-bidone firmato dai confederali. Inizia una forte contestazione, seguita dal lancio di uova al relatore sindacale che è costretto ad abbandonare l’assemblea tra i fischi della folla inferocita.

La reazione sindacale non si fa attendere.

Viene sporta immediatamente denuncia. Nel giro di tre giorni otto lavoratori vengono licenziati dalla dirigenza FIAT in seguito a questa denuncia della FIOM. Secondo il sindacato gli otto “capeggiavano [la contestazione] con corpi contundenti e spranghe di ferro†ovvero… con lancio di uova e possesso di aste di bandiera. Come è stato possibile individuare solo otto lavoratori in un’assemblea di più di duemila operai?

La proposta di Sacconi: cancellare definitivamente la parola sciopero

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Mentre le piazze si riempivano di studenti, lavoratori della scuola e non solo, precari di ogni settore, il ministro Sacconi ha proposto una normativa di regolamento degli scioperi nel settore pubblico con estensione anche alle imprese private.

Tra le altre cose, la proposta riguarda l’istituzione di un referendum obbligatorio tra i lavoratori prima della proclamazione di uno sciopero. Il che comporta un lungo preavviso, una adesione preventiva e individuale con la possibilità, in aggiunta, di dare vita ad uno sciopero virtuale dove il lavoratore non abbandona il posto di lavoro ma perde lo stipendio della giornata. Le motivazioni di facciata sono semplici: non si può arrecare danno alla pubblica amministrazione né alle aziende. In sostanza la norma sterilizza l’arma dello sciopero sino ad annullarlo.

Le motivazioni vere sono ben altre. Il capitale sta attraversando una gravissima crisi che non è soltanto finanziaria.

Sottomissione o lotta di classe?

Volantino per la manifestazione del 17-10-2008 a Roma, indetta dai sindacati di base

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L’attacco è frontale, a 360 gradi, di vecchia data, certo, ma oggi più feroce, pari alla gravità della crisi che imperversa.

La crisi non è soltanto creditizia e finanziaria, sta già avendo ripercussioni sull’economia reale, dunque sulle condizioni di lavoro e di vita della forza lavoro, negli Usa e nel resto del mondo. Negli USA La General Motors è sull’orlo del fallimento, poco meglio sta l’altro colosso americano la General Eletrics. Milioni di pensionati sono sul lastrico e sono in vista centinaia di migliaia di licenziamenti in tutti i settori produttivi.

In Italia, dove la cassa integrazione è in aumento, la Marcegaglia ha messo i paletti: meno salari, più produttività, nessun ripristino della scala mobile e guai a toccare la precarietà, anzi, è il pilastro su cui si deve edificare l’uscita dalla crisi.

Catastrofe finanziaria

Dopo più di un anno di “agitazione†nei mercati finanziari e nel sistema bancario di tutto il mondo, gli Stati Uniti — i campioni del libero mercato — sono stati costretti a ricorrere all’intervento dello stato per evitare la “catastrofe finanziariaâ€, cioè il totale collasso delle banche, delle istituzioni finanziarie, dei mercati azionari e, alla fine, la fuga dal dollaro.

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L’acquisizione formale da parte dello stato delle due compagnie creditizie statunitensi, Fannie Mae e Freddie Mac (i cui debiti in ogni caso erano coperti dallo stato), non è bastato a recuperare la fiducia nei mercati, cosa che sta procurando incubi ai banchieri centrali di tutto il mondo .

Nella stessa settimana in cui una delle più grandi banche d’investimento statunitensi è stata lasciata affondare, Hank Paulson, segratario del tesoro USA, si è sentito in obbligo di presentare quello che è stato definito “il più grande intervento del governo dagli anni 1930†al f

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