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L’imperialismo non ha nazione

Volantino per la manifestazione del 17 febbraio 2007 a Vicenza, contro la base NATO

Nonostante otto mesi di mobilitazione durante i quali la popolazione vicentina ha dimostrato la propria forte contrarietà alla costruzione della nuova base americana, le istituzioni cosiddette “democratiche”, mostrando ancora una volta il loro stampo autoritario, sono rimaste fedeli agli interessi della classe dominante e hanno dato il via libera ai lavori. Perché?

Innanzitutto perché è illusorio pensare che il comune, il governo — in una parola lo stato — siano al di sopra delle parti e rappresentino davvero la “società civile”, quando invece sono espressione del potere di una classe — la borghesia — che persegue i suoi fini calpestando gli interessi collettivi.

Poi perché il nostro è un paese a sovranità limitata, cioè la borghesia italiana si trova, fin dal 1945, in una condizione di sudditanza di fronte all’imperialismo americano che, con le sue 113 basi sparse per la penisola, ha fatto dell’Italia una propria roccaforte nel cuore del Mediterraneo e un’immensa portaerei per le proprie aggressioni militari. Un sudditanza che continua nonostante gli schiaffi ricevuti (per es., il Cermis, l’assassinio di Calipari, le interferenze sull’Afghanistan) e nonostante la partecipazione al processo di costituzione del polo imperialista europeo. D’altra parte, gli affari sono affari: nell’allargamento della base così come nella costruzione dei nuovi aerei da caccia americani(F-35) ed europei (Eurofighter Typhoon) sono coinvolte numerose imprese e cooperative per un bottino di miliardi di euro, per cui coerenza e dignità (?) possono passare in secondo piano.

Bisogna dunque saldare la lotta contro la costruzione di questa nuova base alla più vasta battaglia contro l’imperialismo, e in particolare alle guerre che esso — inevitabilmente — continua a generare.

C’è però chi, a volte anche in modo esplicito e dichiarato, fa coincidere l’antimperialismo con l’antiamericanismo, come se l’imperialismo non fosse in realtà il modo di essere dell’intero sistema capitalistico giunto alla sua fase di decadenza, ma solo la politica estera aggressiva messa in atto dai governi americani guerrafondai e dai loro servi internazionali.

Se infatti è innegabile che, soprattutto dopo l’implosione nel 1991 del blocco imperialista russo, gli Stati Uniti siano ora di gran lunga la potenza che semina più guerre e distruzione sulla faccia della terra, è altrettanto vero che sulla scena internazionale stanno comparendo nuovi attori — come l’Europa, la Cina e ancora una volta la Russia — portatori di interessi imperialistici sempre più sganciati da — e spesso in conflitto con — quelli americani.

Dall’antiamericanismo discende una visione politica che è in perfetta antitesi con l’internazionalismo proletario: se l’unico vero nemico sono gli USA, allora tutto ciò che si batte contro gli USA è da sostenere. Ecco quindi i tanti “appoggi incondizionati” alle varie “lotte di liberazione” dove i proletari fanno solo da carne da macello per le borghesie nazionali, sia nella versione laica e falsamente progressista che in quella apertamente reazionaria dell’integralismo religioso.

Noi non ci stiamo. Noi non ci intruppiamo in nessun fronte nazionale. Noi siamo contro le basi americane perché siamo contro tutti gli eserciti della borghesia e contro tutte le sue guerre, anche quelle ipocritamente nascoste sotto i caschi blu dell’ONU.

Anche a Vicenza, dunque, bisogna lanciare un appello a tutti i proletari del mondo affinché inizino a combattere l’imperialismo sul proprio terreno di classe, rifiutandosi una volta per tutte di essere manovalanza del nazionalismo e massa di manovra nei conflitti interimperialistici.

Contro le basi americane, contro tutti gli imperialismi, per una società senza classi nè frontiere!

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