Nuove parole
Posted April 14th, 2008 by undelio
Salve compagni, mi presento sono Gianpietro e sono di Napoli provincia, leggndo il forum ho avuto la percezione di trovarmi in un’altra epoca, non tanto lontana quanto diversa. Vorrei che si smettesse di parlare ancora in questi termini e con questa dialettica, questo e’ solo un bagaglio che si porta dentro e rende le conversazioni piu’ ricche di significato, ma il punto focale che bisognerebbe affrontare e’ l’utilizzo di nuove forme espressive e soprattutto di contenuti piu’ vicini all’epoca in cui viviamo o siamo costretti a vivere. L’errore del comunismo dialettico e’ stato anche l’essere molto prolisso e critico ma poco chiaro al proletariato in termini teorici e quindi rapportato alla pratica con poca ideologia di fondo, nata e cresciuta con la reale coscienza di classe formatasi.
Desidererei parlarne o cmq riflettere di piu’ sulle parole da usare oggi e sui reali problemi da affrontare, che non possono essere problemi della classe, siccome la classe adesso non e’ piu’ tale in quanto non e’ accomunata da quel senso di classe e di appartenenza, ma dalla finzione e incoerenza dello stato sociale di ogni individuo, affrontare i problemi con piu’ dialettica delle “nuove classi” e piu’ coerente col presente, lasciando stare i settarismi che allontanano soltanto le persone dalla formazione di una vera societa’ progressista e rivoluzionaria in senso sociale piu’ che stretto.
Vi saluto, sperando di poter discutere senza avere riferimenti a parole gia’ dette o pensate in epoche dove noi non c’eravamo, fatte da persone che adesso non ci sono per ritrattarle e riformularle.
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Compagno, il Partito Comunista Internazionalista si autofinanzia.
Ciao e benvenuto,
Ciao e benvenuto, Undelio.
Nuove forme espressive, di comunicazione, vanno assolutamente ricercate. Sei sul forum di un sito web, dopotutto, no? Vorrà dire qualcosa… ;-)
Sulle parole si può discutere, ma le parole non possono neanche essere scelte a caso, perchè le parole sono legate ad un significato, un contenuto, ed è su questo che secondo me dovremmo concentrarci.
La realtà sociale è senz’altro diversa da cen’anni fa. Ora, ha ancora senso parlare di borghesia e proletariato? Se ho capito bene è questo il punto focale del tuo discorso.
Quello che noi chiamiamo proletariato (ma possiamo chiamarlo come vuoi tu) comprende tutti coloro che, non possedendo mezzi di produzione, per guadagnarsi da vivere possono solo vendere la loro forza lavoro. E non intendiamo solo operai di fabbrica, ma anche impiegati, commessi, trasportatori, addetti alle pulizie, operatori di call center ecc. Dall’altra parte, c’è la minoranza di coloro che possiedono campi, allevamenti, fabbriche e fabbrichette, televisioni, banche ecc. In mezzo, piccola borghesia e “mezze classi”: piccoli contadini, piccoli negozianti, tecnici specializzati che possiedono conoscenze e strumenti di lavoro, artigiani…
La situazione è dunque complessa, hai ragione. Ma il marxismo non ha mai nascosto questa complessità. La divisione in classi della società è una astrazione, che come tale deve risultare utile a spiegare i fenomeni, le dinamiche sociali in questo caso. Il marxismo ha semplicemente evidenziato come la divisione fondamentale nella società capitalistica sia quella tra proletari e borghesi, tra produttori e sfruttatori. Siamo d’accordo su questo?
Per concludere, ti segnalo un articolo che penso ti possa interessare:
http://www.ibrp.org/italiano/prometeo/1993/12/01/dopo-la-ristrutturazione-la-nuova-composizione-di-classe
ciao undelio, sono un
ciao undelio,
sono un compagno che sta a napoli anche io, sarebbe interessante capire meglio quello che dici. Prova a spiegarti meglio, cosa intendi per nuove parole, quali, usate come. Fai u esempio di qualche frase secondo te sbagliata con l’esempio di come andrebbe riformulata etc.
Sono argomenti sicuramente importanti, ma purtroppo tutti quelli con i quali ho parlato non hanno mai saputo mettere in positivo le loro idee: secondo questi dovremmo eliminare proletariato, classe operaia, internazionalismo, partito, capitalismo etc. punto. Senza la capacità di trovare dei degni sostituiti. Ammeso, e non concesso, che sia solo una questione di termini antiquati, mi piacerebbe capire, in positivo, su cosa vorresti ragionare.
la classe è tale nn se si
la classe è tale nn se si riconosce come tale, ma x il suo ruolo nel sistema produttivo. Come la esprimi te la tua formulazione mi pare un pò idealistica.
Poi, dopo, può diventare “in sé” se riesce a muoversi almeno sul terreno rivendicativo terra terra.
Che adesso nn si riocnosca minimamente come tale e domini l’individualismo + sfrenato siamo d’accordo. Ma non basta x dire che nn esiste.
parole nuove ??
salario, mercato del lavoro, profitto, affitto, prezzo del pane.. mi sembrano cose molto attuali.
io rispetto a mio nonno posso parlare e scrivere in italiano e forse in inglese invece del dialetto , so usare un pc,un cellulare od un auto, ma nn so vangare le viti x 12 ore di fila sotto il sole.
però so che devo vendermi come lui ha fatto x una vita sul mercato del lavoro per avere un salario che mi permette di pagare un affitto e comprarmi da mangiare ( e tutto il resto, ovvio).
Da bravo schiavo salariato. Come la maggior parte dell’umanità da qualche secolo in quà.
Nn ci sono nuove parole da “inventare”. Casomai c’è “solo” tanta lotta di classe di fare — Pomigliano in queste ore ce lo sta (di)mostrando — e di coscienza da assimilare x questo mondo da cambiare.
p.s. nn so se si nota ma ho cercato a tutti i costi la la rima :)
Caz… adesso i comunistacci
Caz… adesso i comunistacci sono diventati anche poeti!
Ma le studiate proprio tutte per farvi notare!
Ciao No Nick, caz…te a parte, sono completamente d’accordo.
Smirnov
Sottoscrivo il commento di
Sottoscrivo il commento di No-nick. Il comunismo è una scienza, e certe parole come nella fisica non possono essere cambiate: Newton parlava di forza gravitazionale, e ancora oggi si DEVE usare questa parola per il suo significato.
Parlavo di parole non in
Parlavo di parole non in senso stretto, ma di contenuti, cos’e’ oggi la classe operaia? La decentralizzazione del potere ha portato al dirottamento della lotta in un vicolo quasi cieco, ecco perche’ dicevo la differenziazione delle classi e’ cambiata. Oggi cosa si va a dire ad un ragazzo/operaio/precario che non ha una cultura di classe? Mi rendo conto della tristezza, ma il comunismo inteso da marx/lenin/mao e’ finito nella messa in pratica, adesso bisogna rifondare, formulare e rendere pratico un nuovo pensiero sociale e classista con gli stessi obiettivi del comunismo, che non siano le parole di Ferrando, che per quanto possono starci a cuore non sono realizzabili in questo mondo, oggi. Bisogna riunire la classe, darle una nuova identita’, educarla al proprio valore e alla propria forza. Cerchiamo insieme queste parole senza arruffarci su sentimenti propri e scagliarli contro chi fa la stessa lotta ma con a cuore altre idee.
Il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volonta’.
comagno, a parte il
comagno, a parte il riferimento a mao che non credo che c’entri qualcosa col comunismo, il ragionamento può pure essere interessante.
Il problema è che ci stai girando intorno. Quali sono le tue ipotesi di lavoro? cosa proponi concretamente? sei in grado di fare degli esempi?