Partito Comunista Internazionalista | ibrp.org

Partito Comunista Internazionalista

Formatosi in Italia nel 1943 con lo scopo di riprendere la via del comunismo rivoluzionario, il P.C.Internazionalista si trovò fin dall’inizio in mezzo a due fuochi: da una parte la polizia fascista, dall’altra il piombo socialdemocratico del Pci, già fedele servitore dello stato russo di Stalin. Dopo gli anni di carcere e di confino sotto il ventennio fascista, nel 1945 due nostri compagni, Fausto Atti e Mario Acquaviva, vennero assassinati dagli sgherri del partito di Togliatti. Oggi, malgrado siano passati lunghi anni in cui il riformismo ha avuto gioco facile, il P.C.Internazionalista è ancora in piedi, e in una società percorsa dagli scontri intestini di una borghesia cialtrona prosegue nella lotta per il potere proletario.

  • Contro il modo di produzione capitalistico basato sull’anarchia del mercato, la divisione in classi della società, la dittatura della borghesia, lo sfruttamento padronale, la disoccupazione e la guerra.
  • Contro tutti i partiti parlamentari che da destra a sinistra, sotto il falso nome dell’interesse nazionale, difendono compatti il dominio borghese. E anche chi afferma di rappresentare i lavoratori, lo fa per riuscire a mantenere la rabbia di classe entro binari istituzionali.
  • Contro tutti i sindacati e contro la logica sindacale stessa che, nell’epoca del capitalismo monopolistico, diviene lo strumento padronale per spegnere la lotta economica dei lavoratori salariati o incatenarla a rivendicazioni puramente riformistiche.
  • Contro le falsificazioni storiche e le degenerazioni teoriche dei principi marxisti, dallo stalinismo al maoismo, dal consiliarismo al trotskismo, fino a tutte le revisioni possibili del socialismo scientifico.
  • Per l’abbattimento dello stato borghese e la conquista rivoluzionaria, internazionale ed esclusiva del potere politico da parte dei proletari, cioè chi ha da vendere solo la propria forza lavoro in cambio di un salario.
  • Per socializzare le industrie e i servizi e pianificare dal basso la produzione della ricchezza collettiva. Ciò permetterà di soddisfare quotidianamente i bisogni materiali di tutti e permetterà di produrre in armonia con l’ambiente e di risanare il pianeta che il capitale minaccia di soffocare.
  • Per costruire il partito che guiderà la rivoluzione sociale e organizzarlo secondo i principi del centralismo democratico.
  • Per conquistare la direzione politica della classe organizzata nei suoi organi di lotta e di potere diretto (i consigli o soviet…).
È la classe che fa la rivoluzione sociale, è il partito che la dirige
ovvero
la classe compirà l’emancipazione di sé e della collettività dalle catene del capitale
se seguirà il programma rivoluzionario che il partito esprime.