Di male in peggio - Crollo dei consumi, calo dei salari ed aumento dei debiti

Stando alla propaganda martellata da compiacenti mezzi di informazione, il governo del signor “ghe pensi mi†avrebbe brillantemente affrontato e sconfitto le “emergenze†che assillavano una sempre più preoccupata opinione pubblica.

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Gli immigrati rumeni hanno smesso — o giù di lì — di costituire un problema di ordine pubblico, spaventati a morte dai baldi guerrieri che montano la guardia a piazze e monumenti. L’Alitalia resterà (così si dice) italiana com’era stato promesso; la scuola, violentata dal ’68, tornerà ad essere un luogo dove si lavora sul serio, dove rifioriranno sani principi morali custoditi dal grembiulino: cosa c’è di meglio contro gli autoscatti osé delle adolescenti venduti per pochi euro che una divisa stirata e un fiocco rosa? Se poi tutto questo richiede il taglio di oltre centomila posti di lavoro (ma l’attività di “sartoria†era stato cominciato da Fioroni) che importa?

FIAT di Pomigliano - Il boia capitalista e la scure sindacale

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Licenziati in tronco 8 operai della FIAT di Pomigliano d’Arco, già parte dei 316 esternalizzati, in seguito alla sentenza di secondo grado del tribunale di Napoli.

Gli otto sono stati ritenuti COLPEVOLI di essere tra gli organizzatori della contestazione alla CGIL del 14 febbraio 2006. In quella occasione la CGIL presentò i contenuti dell’accordo-bidone sul contratto metalmeccanici, i lavoratori, in maggioranza, respinsero il contratto cacciando i sindacalisti dall’assemblea. La reazione non si fece attendere: la CGIL denunciò i contestatori, lo SLAI cobas, nel quale erano organizzati, li scaricò con pretesti strumentali. Quanto è successo è riassunto nelle parole di uno dei licenziati: “Siamo stati venduti dai sindacati!”

In questa epoca di crisi dilagante il capitale non è più disposto ad accettare chi, nel luogo di lavoro, contesta le sue regole.

Catastrofe finanziaria

Dopo più di un anno di “agitazione†nei mercati finanziari e nel sistema bancario di tutto il mondo, gli Stati Uniti – i campioni del libero mercato – sono stati costretti a ricorrere all’intervento dello stato per evitare la “catastrofe finanziariaâ€, cioè il totale collasso delle banche, delle istituzioni finanziarie, dei mercati azionari e, alla fine, la fuga dal dollaro.

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L’acquisizione formale da parte dello stato delle due compagnie creditizie statunitensi, Fannie Mae e Freddie Mac (i cui debiti in ogni caso erano coperti dallo stato), non è bastato a recuperare la fiducia nei mercati, cosa che sta procurando incubi ai banchieri centrali di tutto il mondo .

Nella stessa settimana in cui una delle più grandi banche d’investimento statunitensi è stata lasciata affondare, Hank Paulson, segratario del tesoro USA, si è sentito in obbligo di presentare quello che è stato definito “il più grande intervento del governo dagli anni 1930†al f

Guerre, inondazioni, uragani

Tra i leader a capo dei paesi a maggiore produttività, non ve ne è uno che ignori che l`impossessamento delle materie prime, cioè la contesa imperialistica per il controllo globale delle risorse del pianeta, non sarà solo frutto di pacifici accordi diplomatici. Si, infatti! Mentre i padroni stanno seduti dietro ai tavoli decisionali, le loro contese e i loro eserciti portano la morte di milioni di proletari in tutto il mondo. Le loro rotture diplomatiche in poche ore possono provocare  la trasformazione di interi territori in campi da guerra, piegando alla fame e alla miseria le popolazioni che li abitavano. Questo il capitalismo non lo può evitare, perché solo tramite il conflitto, un polo imperialistico può conquistare la supremazia su di un altro e prendersi o difendere ciò di cui ha bisogno. Sta a significare che il capitalismo non può funzionare senza che vi sia tra i vari poli uno stato di guerra permanente.

Ossezia del sud, Georgia e dintorni

La crisi caucasica è il nervo scoperto del processo di ricomposizione imperialistico mondiale

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E’ dal crollo dell’Unione sovietica che si è aperta la crisi nella regione caucasica.

Come tutti i nazionalismi, anche quello dell’Ossezia rientra nel gioco imperialistico che la crisi internazionale rende sempre più duro. I motivi che hanno indotto la Georgia ad attaccare la piccola regione autonoma del Caucaso e quelli che hanno spinto la Russia a impiegare l’esercito a favore degli indipendentisti osseti e abkazi contro il governo di Tblisi, vanno ben al di là dei fatti contingenti che la cronaca regionale ci racconta.

Innanzitutto la questione Ossezia riguarda lo scontro tra Russia e Georgia. La prima non può tollerare l’avvicinamento del governo di Saakashvili agli stati Uniti, né tanto meno il suo dichiarato desiderio di entrare a far parte della Nato quale pedina di Washington nell’area dell’ex impero sovietico.

Rifondazione - Chi non muore si rivede

Rifondazione cerca consenso sostenendo la lotta di classe: i lavoratori ne approfittino

La sconfitta elettorale e l’estromissione dal Parlamento della cosiddetta sinistra radicale, Rifondazione comunista in testa, non significa la sua impossibilità di ritornarvi. La bocciatura elettorale ha diverse spiegazioni, ma una forse le racchiude tutte: il progressivo abbandono degli interessi minimi di quelle che la stessa Rifondazione chiama ‘classi popolari’. Occorre pertanto recuperare il terreno perso così Rifondazione ha radunando il suo VII Congresso a Chianciano (potere simbolicamente depurativo delle città termali) lo scorso luglio. La vittoria della mozione Ferrero rispetto a quella Vendola è il segno che la ricetta politica indicata per il ritorno in parlamento è quella del movimentismo.

La realtà impone a Rifondazione di puntare sulla carta sociale per non marginalizzarsi o divenire un’appendice del PD.

Una crisi finanziaria più grave di quella del 1929

Anche oggi a pagarne i costi sono i proletari

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Il presidente Bush ritiene che i fondamentali dell’economia americana siano solidi per poi, smentendosi da solo, varare un piano diretto al salvataggio del mondo della finanza. Mille miliardi di dollari per ripulire i bilanci di banche ed altre istituzioni finanziarie andate in sofferenza a causa di perdite causate dallo scoppio della bolla speculativa dei mutui subprime. Nonostante questi sconquassi c’è chi, imperterrito, continua a vaneggiare sulle virtù regolatrici del mercato, il “mitico†mercato che avrebbe dovuto dischiudere all’umanità intera un avvenire fatto di benessere e di prosperità.

Lezioni dalla crisi nel Caucaso

Instabilità e guerra permanente ecco il futuro

Il quadro generale dei rapporti interimperialistici che si sta delineando a seguito della recente guerra fra Russia e Georgia e di cui specificatamente si parla nell’articolo Ossezia del Sud, Georgia e dintorni offre non pochi spunti utili per una più puntuale comprensione del fenomeno dell’Imperialismo in questa fase storica.

Innanzitutto, va rilevato che avendo per oggetto del contendere il petrolio e le sue vie, essa si ascrive a pieno titolo in quella più generale guerra imperialista divenuta ormai permanente e destinata a sconvolgere radicalmente gli attuali equilibri interimperialistici come accadde con le due prime guerre mondiali. Viene così ancora una volta smentita la tesi secondo cui con il crollo del muro di Berlino e l’implosione dell’Orso sovietico non avremmo più avuto guerre ma solo, ma solo “scontri di civiltàâ€.

Condizioni e lotte operaie nel mondo

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Brasile

L’inflazione che attanaglia il paese riducendo costantemente il livello salariale sta portando alla reazione degli operai metalmeccanici in diverse aree de Paese. Il fenomeno inflativo ha subito negli ultimi mesi ed ora corre oltre il 6%. Gli operai delle aziende di auto, ben consci di quanto il settore si sia allargato e di quanto alti siano stati i profitti negli ultimi anni sono scesi in piazza per ottenere una reale stabilità salariale.

Gli operai delle linee di produzione della Nissan, della Renault e della Volkswagen nello stato del Paranà, nel Brasile meridionale sono in sciopero dal 29 agosto. L’agitazione coinvolge più d 9000 lavoratori ed è centrata su un aumento immediato dei salari dell’8,5% più un bonus di 800 reais che dovrebbero, almeno in parte, compensare la forte inflazione del Paese.

Corrispondenza - Sugli "organismi intermedi"

Pubblichiamo una lettera del nostro indimenticato Mauro indirizzata a un lettore che chiedeva chiarimenti su alcuni elementi centrali della nostra impostazione teorico-politica; riteniamo utile tale pubblicazione non solo come omaggio a Mauro, ma anche per aiutare altri lettori-compagni che nutrono dubbi su uno degli aspetti meno capiti (e non sempre in buona fede) della nostra strategia-tattica d’intervento — Settembre 2008

Caro compagno,

rispondo ora, con un po’ di ritardo alle tue domande sugli “organismi intermediâ€.

Damen [Onorato], sulla scorta delle esperienze dei Comitati di Lotta del 1964-65 francese precisa che

  1. i Comitati di Lotta possono essere espressioni genuine della lotta di classe, pur certamente non rivoluzionaria, nelle situazioni di “normalità†del capitalismo, ma hanno i propri limiti proprio nell’ “essere legati all’interesse di categoria…â€;
  2. non deve essere fatta confusione fra questi Comitati di Lotta e i Consigli/Soviet, sebbene i primi possa

Contro lo sgombero del Libera, sgomberiamo la borghesia dalla faccia della terra

A nord di Modena, nelle campagne di Marzaglia, è tutto pronto per la costruzione di una grande pista automobilistica che devasterà la vegetazione boschiva, il suolo agricolo e le falde acquifere sotterranee. L’unico impedimento per l’inizio dei lavori era la presenza del Libera, uno spazio sociale che da otto anni autogestiva una casa all’interno di quest’area. Il Libera, insieme al Coordinamento contro l’autodromo che raccoglie diverse realtà sociali e ambientaliste modenesi, si è sempre battuto contro questo progetto, perché esso consegnerà nelle mani di un ristretto gruppo di privilegiati una grande area verde che invece potrebbe essere patrimonio di tutta la collettività.

Ad agosto il Libera è stato sgomberato e demolito.

America Latina: è finita un'epoca?

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È finita un’epoca?

Questa domanda sorge spontanea osservando il concitato accavallarsi degli eventi nel Cono Sud del continente americano. Dal Venezuela alla Terra del Fuoco, quasi tutti i governi di quello che è sempre stato considerato “el patio trasero†(il cortile di casa) dell’imperialismo statunitense, si schierano a difesa del presidente boliviano Evo Morales, contro i tentativi di destabilizzare il suo governo sostenuti, se non fomentati, sotto banco da Washington.

I fatti sono noti. La Bolivia, un paese dalle enormi disuguaglianze sociali, per un paradosso soltanto apparente tipico del capitalismo, ha nel sottosuolo grandi risorse di materie prime, in primo luogo di gas.

Guerra in Georgia - Chi controllerà petrolio e gas del bacino del Caspio?

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Probabilmente le frasi che meglio descrivono la situazione attuale nel Caucaso meridionale — nonché la diversa determinazione delle forze in campo — sono quelle attribuite al colloquio privato tra Putin e Bush, avvenuto a margine dell’inaugurazione delle olimpiadi di Pechino. Il premier russo avrebbe dichiarato senza mezzi termini che “in Sud Ossezia di fatto è scoppiata una guerraâ€, aggiungendo peraltro che l’intervento non sarà probabilmente di breve durata, ma anzi “in Russia molti volontari intendono andare lì e indubbiamente è molto difficile mantenere la pace nella regioneâ€. Bush si sarebbe limitato a replicare che “nessuno vuole una guerraâ€. [1]

Le vicende che hanno portato allo scoppio del conflitto, nella notte tra il 7 e l’8 agosto, non sono chiare.

In questo mondo libero... - Attacco senza sosta alle condizioni di lavoro

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Il lupo perde il pelo ma non il vizio; a Ferragosto Trenitalia licenzia in tronco Dante Deangelis, macchinista e rappresentante Rls “colpevole†di aver diffamato l’azienda per la sua denunce pubbliche circa la carenza di manutenzione, e perciò di sicurezza, in merito alla rottura di tre Eurostar nell’ultimo mese. Lo stesso era stato da pochi mesi riammesso al lavoro dopo apposita sentenza del tribunale (e vari scioperi) in seguito ad un precedente ed altrettanto pretestuoso licenziamento avvenuto nel 2005 per lo stesso motivo.

Cpt in mare - Il grande cuore della borghesia!

Ai nostri lettori offriamo un campione di quanto grande possa essere il cuore della borghesia, che, come sempre, si preoccupa dei più deboli e si attiva per render loro la vita meno dura. Il contesto storico, le circostanze sono, naturalmente, diverse, ma la logica non ci pare tanto differente…

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La senatrice Angela Maraventano, la leghista “più a sud d’Italia”, ha proposto al governo di costruire dei Cpt (Centri di prima accoglienza) in mare. Intervenendo in aula al Senato, Maraventano ha detto che per fermare “il massacro bisogna darci da fareâ€.

“Abbiamo lavorato 60 giorni sull’emergenza rifiuti in Campania.

Sicurezza del profitto e insicurezza di vita

Esiste una “questione sicurezza†come ci martellano ogni giorno tv e giornali??

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Sì, certo, siamo d’accordo, ma non è quella di cui parlano loro (chiamarli signori ci suona indecente per quello che pubblicano e strillonano…): è la sicurezza di restare vivi e di avere un lavoro stabile e dignitoso.

(Non) Succede solo da McDonald

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La notizia è in linea con decine di altre simili. Nel pomeriggio del 22 Luglio gli ufficiali giudiziari si presentano sul luogo di lavoro, invitano i fornitori a non scaricare, i dipendenti ed i clienti ad uscire. La società che gestiva in Fanchising 4 dei McDonald napoletani è fallita. 112 lavoratori in mezzo alla strada. Questi lavoratori si sono, purtroppo, organizzati con il sindacato UIL che ha aspettato ben una settimana per convovare una giornata di sciopero “con presidio democratico” per oggi (con i locali chiusi dal 22!!) al fine di “sollecitare le istituzioni e le aziende coinvolte ad assumersi le proprie responsabilità” (comunicato sindacale del 31/7). Nessun accenno ad iniziative di lotta vera, opera sistematica volta a scongiurare il pericolo che questi lavoratori vadano davanti ad altri McDonald obbligandoli a scioperare, nessun accenno alla necessità di collegare questa lotta ad altre in corso sul territorio napoletano…

Cala la scure

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Dopo il fallimento della trattativa con AirFrance sembra che l’Alitalia abbia finalmente trovato la sua strada, patrocinata dal “Boss†Berlusconi. I termini della prospettiva appaiono limpidi: una cordata Italiana da 800 mln di Euro che rilevi, prima che a novembre arrivi il fallimento per esaurimento dei fondi di cassa, ciò che di buono rimane della compagnia di bandiera. Tra gli scarti… 5mila lavoratori Alitalia, 2mila AirOne. Il risultato?

Ed ora non vi resta che riaprire i forni crematori

È scioccante la proposta apparsa ieri sui giornali ed oggi, forse, ritirata, di eliminare la pensione minima. Quei 395,56 euro al mese che il capitale concede a mo’ di carità a chi, compiuti i 65 anni di età, non ha di che mantenersi. Probabilmente il governo farà retro marcia, ma il segnale è stato lanciato con molta chiarezza: a questi di lavoratori, poveri, precari, gente che vive al di sotto della soglia di povertà… non frega proprio niente. E di sicuro in molti, nel governo, hanno considerato che i 3,5 miliardi sottratti a questi pezzenti avrebbero potuto essere usati meglio, per esempio per riempire i loro portafogli.

Tra l’altro, le scuse ufficiali di questo infame provvedimento sono infamissime: si voleva colpire “solo†la parte più debole del proletariato, gli immigrati, i quali, anche nel caso in cui il provvedimento venga modificato (quello sulle pensioni sociali), saranno comunque esclusi.

Solidarietà alle lotte dei lavoratori Innse e delle cooperative della logistica del varesotto

Assemblea di operai argentini
Assemblea di operai argentini

Vogliamo dare evidenza nell’ambito delle nostre forze a due episodi di lotta di classe che avvengono nel cuore industriale del capitalismo italiano e vedono impegnati i lavoratori delle cooperative [1] della logistica — Dhl e Tnt — del varesotto (Corteolona, Origgio) e quelli della Innse Presse di Milano [2].

I primi sono impegnati in una dura vertenza che chiede il ritiro dei licenziamenti verso alcuni loro compagni che si erano esposti reclamando condizioni di lavoro e salario più dignitose; i secondi sono alle prese da quasi due mesi con l’occupazione e l’autogestione della loro fabbrica contro la chiusura ed il licenziamento relativo programmato da padron Genta.

A Corteolona (Va) vi sono migliaia di lavoratori di tutte le etnie suddivisi in svariate cooperative — 2 dei licenziati sono immigrati — assenza quasi totale di leggi e regole e sindacati confederali impotenti se non complici.

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